Istituto Don Baldo Roma

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INNO DELLA SCUOLA

"la don baldo c'è..."

(parole e musica di Querino Ialongo. Cantano Noemi Rastelletti e Ginevra Da Soller)

Le favole

Filastrocca impertinente

Filastrocca impertinente
chi sta zitto non dice niente,
chi sta fermo non cammina
chi si allontana non s'avvicina.
Chi si siede non sta ritto
chi va storto non va dritto
e chi non parte, in verità
in nessun luogo arriverà.

Paolino il pesciolino

C'era una volta un pesciolino rosso, di nome Paolino, che viveva in una bella boccia di vetro nella cameretta di un bambino che si chiamava Giacomino.
Un giorno, Paolino il pesciolino si stanco' di nuotare sempre in quello spazio tanto piccolo e disse a Giacomino: "Giacomino, ti prego, portami al mare, ho voglia di nuotare in uno spazio grande e di rivedere i miei amici pesciolini".
Allora Giacomino prese la boccia di vetro, la mise sulla macchina di papa' e insieme andarono al mare. Dapprima Paolino il pesciolino si tuffo' in mare e cominicio' a nuotare, tutto contento di avere uno spazio cosi' grande tutto per lui. Poi incontro' i suoi amici, che, col passare del tempo, erano diventati dei pescioni grandi grandi: Ugo il pesce palla, Bombo il pesce rombo, Giovanna la piovra e, infine, Milena la balena.
I pesci erano cosi' grandi che Paolino il pesciolino si spavento' e volle ritornare nella sua boccia di vetro.
Allora Giacomino prese Paolino, lo riporto' a casa e lo sistemo' di nuovo nella sua cameretta, dove visse per molto molto tempo.

La fata pasticciona

Tanti anni fa, in un paese lontano, viveva una famiglia di fate buone. La fatina più piccola, che si chiamava Clara, era molto pasticciona: faceva tante magie un po' pericolose, tant'è che una volta fece scomparire il topolino della sua sorellina più grande la quale, appena si accorse che il topolino non era più nella gabbia, scoppiò a piangere e a disperarsi; ma Clara, avendo paura delle botte, non disse che il topolino l'aveva fatto scomparire lei. Così, un brutto giorno, fu scoperta mentre faceva un'altra delle sue sciagurate magie e così fu cacciata dalla famiglia e costretta a nascondersi nel bosco. Visse tanto tempo nel bosco da sola e triste, ma un giorno gli apparve la sua buona mamma, che piangeva di dolore per il suo destino. Clara, appena si svegliò, decise di impegnarsi ed esercitarsi a fare magie belle e non pericolose, la prima cosa che fece fu quella di fare ricomparire il topolino della sorella; quindi, messo il topolino in una bella gabbia costruita con le sue mani, andò a casa chiedendo il perdono delle sue sorelle. Le sorelle, capendo che Clara si era davvero pentita, decisero di accoglierla. Da quel giorno, Clara si mise a fare tante magie belle per fare divertire tutti i bimbi del villaggio dove viveva e fu amata da tutti.

Soffro il solletico!

C'era una volta una lattina di aranciata che se ne stava sullo scaffale di un negozio, insieme a tante altre in attesa di essere venduta.
Aveva dei bei colori vivaci, più vivaci delle altre, forse per un errore nella colorazione e conteneva dell'aranciata dolce, piena di bollicine.
Ogni volta che il negoziante la spostava per prendere qualcosa. le bollicine si muovevano e le facevano il solletico. Allora la lattina ridacchiava un poco, ma nessuno per fortuna se ne accorgeva, perchè nella confusione di un negozio una risatina piccola piccola non la sentivano di certo!
Il vero problema nasceva quando era qualche bambino ad afferrarla ed a scuoterla: le bollicine aumentavano e la lattina, come si è capito, soffriva tanto il solletico, rideva e rideva e rideva... fino a rischiare di scoppiare.
Essa sperava tanto di essere venduta, così una volta svuotata, non avrebbe più avuto questo fastidioso problema, ma stranamente tutti la rimettevano sempre al suo posto.
Un giorno però gli si avvicinò un bambino che con grande determinazione l'afferrò e la pagò, ma invece di berla cominciò a scuoterla. La lattina cominciò a ridere e a ridere e, perchè nessuno se ne accorgesse, cercò di farlo nel modo più silenzioso possibile.
Ma come poteva resistere a tanta insistenza?
- Voglio una bibita spumeggiante! - diceva il bambino e continuava a scuotere.
- O Dio! - pensò la lattina; - Questo è troppo! E' troppo! E' troppo! Non ce la faccio! Non ce la faccio! Non ce... - E non finì di pronunciare queste ultime parole che scoppiò.
L'aranciata investì il viso del bambino che un po' se ne dispiacque e si sentì colpevole di quel disastro, ma nessuno seppe mai che era solo colpa di una lattina che soffriva tanto il solletico.

La farfalla Tai in città

Elena tornava in aereo a casa sua in Italia, con la sua farfalla tra le braccia. Ossia la sua farfalla dentro una boccia di vetro che teneva in grembo.. Il papà e la mamma di Elena l'avevano portata a fare un lungo viaggio in un paese lontano, la Thailandia, ed ora erano di ritorno a Milano.
La cosa che aveva impressionato maggiormente Elena di questo bel viaggio erano stati gli elefanti, le scimmie e....le farfalle. Una varietà multicolore che in Italia non aveva mai visto e che avrebbe voluto portarsi a casa per rischiarare il grigiore della sua città.
Insieme ai genitori, Elena aveva visitato una allevamento di farfalle, le aveva viste penzolare a testa in giù dai rami quando ancora erano nei bozzoli e poi le aveva ammirate venire fuori da quell'involucro grigiastro che abbandonavano alla fine della loro crescita. Ed era stato lì che Elena aveva cominciato a desiderare una farfalla tutta per sé. L'allevatore diede ad Elena una boccia di vetro ed appena la farfalla venne fuori dal bozzolo, fu ingabbiata nella boccia.
Elena era tutta contenta, si guardava e riguardava la sua splendida farfalla con e ali d'oro. Ed era questa la boccia che si stringeva adesso al petto.
Arrivata a casa corse nella sua stanzetta, chiuse tutte le finestre, la porta e aprì la boccia. La farfalla venne subito fuori, si soffermò un attimo sul bordo della boccia quasi indecisa sul da farsi e poi spiccò il volo. E volò, ruotò, scese in picchiata. Alla fine si fermò sulla spalla di Elena, quasi a riprendersi dal lungo e folle volo. Elena la guardò e pensò." Povera farfalla, sarà infelice chiusa in una stanza". Si avvicinò alla finestra e....la aprì. La farfalla Tai volò via, nel cielo che per fortuna quel giorno era azzurro, sembrò guardare indietro, ma la sua vita era libera nel cielo. Elena pensò :"Avrò fatto bene? Dove andrà la mia Farfalla? La rivedrò?" Poi chiude la finestra e andò al suo tavolo a disegnare una farfalla dorata, la sua farfalla Tai". Cosa fece la farfalla Tai nei cieli di Milano? A voi continuare la storia...

Nel fanciullo si educa l'uomo di domani, il cristiano, il cittadino, la creatura di Dio...

Don G.Baldo

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